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Musica

Ute Lemper l’antidiva

Gli applausi sono stati scroscianti, hanno costituito un elemento essenziale nel recital di Ute Lemper intitolato “But One Day”, come il suo ultimo album. Il pubblico, coinvolto e ammaliato, non si è risparmiato nel rispondere alle numerose interpretazioni proposte dall’artista tedesca. Quarant’anni, statuaria, teatralissima: Ute Lemper è cantante, attrice, ballerina. Un’icona dello spettacolo al femminile del nostro tempo, così avaro di autentici talenti che non siano meteore, un po’ rétro eppure contemporanea, drammatica e ironica insieme, per lei si può ancora sprecare il termine “diva”, o meglio “anti diva” se si considera la sua tendenza a scandalizzare e a distruggere i cliché.

Quando con passo sicuro ed elegante, da top model, appare sul palco, un palco semplice e sapientemente illuminato che ospita solo i quattro musicisti che l’accompagnano (un pianista, un batterista, un chitarrista e un bassista), l’atmosfera diventa subito elettrica: la star si esibisce. Fasciata in un abito rosso lungo, il volto modellato come una maschera clownesca, il corpo vibrante, intona il primo brano e incanta immediatamente con la sua voce portentosa, musicalmente perfetta e calibrata per le diverse espressioni. Propone “I surrender” e “But One Day”, due canzoni del nuovo album di cui lei stessa ha scritto i testi, e ci infonde la passione e la classe dell’artista che vive il palcoscenico e sa come arrivare alla gente. Con le note si produce in un’autentica magia sonora: sussurra i bassi con un tono quasi maschile, per poi volare negli acuti con un’agilità invidiabile.

Poliglotta, diva internazionale abituata al Teatro alla Scala e al Théatre de La Ville, al Palau de la Musica e al Berliner Ensemble, alla Sidney Opera House e al Queen Elizabeth Hall, passa da una lingua all’altra, da un genere all’altro. Dedica un omaggio all’Argentina di Piazzolla con alcuni brani tra cui la popolarissima “Oblivion” di cui regala un’interessante rilettura: rabbia, desiderio e ossessione miscelati visceralmente.

L’incantesimo della voce è supportato dalle notevoli doti di ballerina. Ute segue la musica col suo corpo, rivelando i trascorsi studi all’Accademia di Danza di Colonia: non meraviglia che abbia lavorato con il Tanztheater di Pina Bausch e che Maurice Béjàrt le abbia creato apposta il balletto “La mort subite”. Dal Sudamerica ai cabaret di Berlino. Immancabile arriva il momento di Kurt Weill, di cui oggi la Lemper è la massima interprete. Introduce al pubblico “L’opera da tre soldi” e “Mahagonny” scherzando sul rapporto che correva tra Weill e Brecht: quest’ultimo avrebbe sempre trattato il primo con sufficienza, credendosi superiore. “Mackie Messer” è il brano che tutti aspettano: una sintesi dell’arte di Kurt Weill, ancora attuale a decenni di distanza. Per l’occasione Ute indossa un mantello e scimmiotta il classico misterioso delinquente “alla Jack lo Squartatore”. Travolgente è anche l’esecuzione di “Alabama Song” con il suo crescendo di tensione e i momenti alternati di placida contemplazione.

Le canzoni scorrono e ci si accorge sempre più che Ute Lemper è una straordinaria intrattenitrice. In inglese, poi in francese e anche in tedesco dialoga con gli spettatori, ne coinvolge uno e sfodera con lui un ironico gioco di seduzione. Recita alcuni versi di Bukowski. Gli anni di teatro alle spalle, la Scuola di Arte Drammatica Max Reinhardt di Vienna e i tanti ruoli ricoperti in musical di successo la rendono padrona della scena alla perfezione. Con una sedia e un boa può evocare le sensazioni forti della canzone francese. Canta “La vie en rose” di Edith Piaf seduta sul pianoforte a coda, poi scende, struggente, per interpretare Brel: “Ne me quitte pas” è più dolorosa e sentita che mai, “Amsterdam” è forte e amara. Il pubblico la segue sempre, rapito dalla sua personalità.

Quanti sanno, tra coloro seduti in sala, che la signora Lemper, così elegante e professionale stasera, ha dato scandalo in più occasioni? Da sempre polemica nei confronti del suo paese (oggi vive tra New York e Parigi), qualche anno fa cantò l’inno nazionale tedesco in televisione cambiando il testo e inserendovi parole antirazziste. Risultato: l’allontanamento dalla Germania e dal mondo dello spettacolo teutonico. Nei primi anni Novanta, dopo aver sfilato diverse volte per Versace, interpreta sul grande schermo la top model più sconvolgente mai vista prima: in “Prêt à porter” di Robert Altman appare in passerella “svestita da sposa” tenendo il bouquet di fiori sul pancione del suo settimo mese di gravidanza. Immagine forte, shockante. Un’anti diva, appunto. Dal suo album precedente, “Punishing Kiss”, canta la bellissima “Here’s to life” e ribadisce la modernità del personaggio nonché dell’interpretazione incisiva, sontuosa e ritmata. Non dimentichiamo che allora si scomodarono Nick Cave, Tom Waits e Elvis Costello a scrivere per lei, come anni prima si era scomodato Michael Nyman col quale incise un capolavoro musicale che s’intitola “Songbook”. L’ultimo lavoro, “But One Day”, torna in evidenza quando attacca “Lena”, struggente brano che lei stessa ha scritto ispirandosi a un’amica, figlia di sopravvissuti all’Olocausto, che ha peregrinato per mezzo mondo prima di stabilirsi in Messico, alla continua ricerca di risposte. E ricerca e riscoperta sono due costanti del cd “But One Day”, fatto di Eisler e Heymann ma anche di canzoni nuove che attingono al passato guardando all’oggi. “Questo disco è molto intimo e parla in maniera diretta. Tutte le canzoni del repertorio sono registrate dal vivo, insieme alla band o all’orchestra, e provengono direttamente dal mio cuore. Nel punto in cui mi trovo le scelte della mia vita sono state prese. Questo è quello a cui tengo veramente. E la ricerca del nuovo, con dedizione al reale, continua. Continuo a percorrere la Weill Side, ma mi ritrovo ubriaca nelle strade parallele.”

La signora, che si è esibita accompagnata dalle più grandi orchestre del mondo, non si risparmia stasera. Tra un pezzo e l’altro recita, racconta, intrattiene senza sosta. Sul grande schermo ha fatto “Prospero’s book” di Greenaway e “Appetite” di George Milton, in teatro era nel cast di “Cats” e “Chicago”, ora sul palco è tutto questo e altro ancora: le esperienze l’hanno arricchita e plasmata e l’impressione che produce è di perfetto equilibrio tra l’indubbia professionalità e una vena d’istintività pazza. Sul finale compare il cappello da uomo, le gambe diventano strumento seduttivo e il nome che aleggiava fin dall’inizio si fa finalmente largo: Marlene Dietrich! Ma Ute depista gli ammiratori: lei non è la nuova Marlene, l’ha già interpretata in teatro in “L’angelo azzurro” e le ha dedicato il recital “Illusions”, con rispetto e ironia sa prenderne le distanze. Non accenna alcun cavallo di battaglia della divina, e a osservarla bene ricorda più Greta Garbo che non la Dietrich. Propone invece “L’accordéoniste”, capolavoro francese del repertorio della Piaf, che Ute riesce a fare suo e a infonderci toni vibranti di canto e recitazione.

È un trionfo di emozioni e di ammirazione. Con totale convinzione applaudiamo l’artista, l’icona femminile, l’anti diva. Con leggerezza e con un certo distacco intellettuale s’inchina e ringrazia, come fa ogni sera, come ha fatto quando le hanno assegnato i premi Molière e Olivier per la migliore interpretazione di musical. Saluta in italiano e poi nelle altre lingue. “Broadway Paris Berlin”, emblematico il titolo di un altro suo famoso spettacolo.

L’incanto rimane sospeso nell’aria come un fumo denso che indugia. Abbandona le smorfie da cabaret ed esce decisa di scena Ute Lemper. Domani l’aspettano un altro teatro, altro pubblico. Prossima tappa del tour: il mondo.

Ute Lemper


Considerata l’erede di Marlene Dietrich, cantante dal profondo temperamento drammatico, tedesca, ma cittadina del mondo, Ute Lemper torna in tour per presentare il suo nuovo disco. 
Quaranta canzoni per un viaggio tra i grandi della musica contemporanea: la voce straordinaria e il talento interpretativo di Ute Lemper accompagnano il pubblico in un percorso che va da Jacques Brel a Kurt Weill, da Hanns Eisler a Astor Piazzolla, da Edith Piaf a Jacques Prévert, da Nick Cave a Elvis Costello, senza tralasciare Tom Waits, e tanti altri.


But one day
Nuova produzione


Ute Lemper 
voce
Uli Geissendörfer 
pianoforte
Todd Turkisher 
batteria
Regg Washington 
basso
Mark Lambert 
chitarra

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